Un libro attualissimo, così come lo sarà in futuro: Storia della colonna infame di Alessandro Manzoni. Due parole, soprattutto per far capire il perché sia un testo tanto attuale e del quale è fondamentale la lettura, oggi più che mai.
Questo testo, scritto originariamente come digressione per i Promessi sposi quando ancora il titolo era Fermo e Lucia, racconta una storia vera. Per chi non la conoscesse eccone il sunto.

Durante l’epidemia di peste a Milano nel 1630, poiché nessuno è in grado di trovare rimedi efficaci contro il morbo, si da la caccia agli untori, coloro i quali se ne andrebbero in giro per la città diffondendo deliberatamente la malattia.
Un uomo, Guglielmo Piazza, viene arrestato con l’accusa di essere un untore. Perché? Perché una delatrice ha riferito che, quel giorno, Piazza si accostava ai muri delle case vicine alla sua abitazione in modo sospetto. Sono queste ultime parole, “in modo sospetto” a costituire il movente dell’arresto. In modo sospetto, significa tutto e niente, consentendo di estendere a piacere l’ambito in cui si può arrestare qualcuno.
Il resto della storia è presto detto: Piazza dichiara che stava semplicemente riparandosi dalla pioggia, perciò rimaneva aderente ai muri delle case. A quel punto, per farlo confessare, Piazza viene intimidito e, infine, torturato. In seguito a questo, decide di confessare, purché lo lascino in pace e chiama in correo Gian Giacomo Mora, un barbiere. Piazza sostiene che Mora gli ha fornito il materiale per diventare untore. Nonostante la labilità degli indizi, l’assurdità delle accuse e le giustificazioni coerenti dei due accusati (Mora, infatti, dichiara che i liquidi sequestrati in casa sua gli servono per esercitare la professione di barbiere) che basterebbero a chiudere il caso con la loro liberazione, Piazza e Mora sono dichiarati colpevoli, condannati a morte e le loro case vengono distrutte. Per ricordare la loro colpa, sarà edificata la cosiddetta colonna infame.
Il testo è una delle migliori prove del Manzoni illuminista e progressista. Si tratta di un vero e proprio thriller giudiziario, nel quale Manzoni riferisce tutto l’andamento del processo, del dibattimento e degli interrogatori a Piazza e Mora, dopo averne studiato i verbali. Scopo di Manzoni è mostrare a quali aberrazioni giunge l’applicazione della legge quando i suoi tutori sono persone animate da malafede, paura, ignoranza e incompetenza. La storia della colonna infame mostra come il risultato di tutto ciò generi tragedie, ingiustizie e, non da ultimo, morti. Morti molto spesso evitabili. Pensiamoci, soprattutto in tempi come questi. Fino a non molti giorni fa, l’intera nazione è stata messa agli arresti domiciliari con metodi discutibili, quando non apertamente illegali. Qualcuno ha sostenuto (più o meno direttamente) che la colpa della diffusione del coronavirus sia stata di chi chiedeva attenzione per i propri figli reclusi da almeno due mesi e decideva, quindi, di portarli a fare una passeggiata dove non c’era anima viva, ad esempio, e non di chi ha tagliato i fondi alla sanità e alla scuola per decenni. Cos’è stata, in fondo, la tanto amata (dai governanti) autocertificazione, se non un documento per stabilire (senza un criterio preciso e, quindi, espandibile a piacere) chi fosse un untore e chi no? Nel frattempo, chi ha distrutto la scuola e la sanità pubblica (creando malati e morti evitabili sia tra i pazienti, sia tra i medici e gli infermieri) dorme sonni tranquilli. I delatori sono già in azione e gli untori individuati.

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